Il filo di Arianna

Di seguito il mio contributo al secondo appuntamento del corso di scrittura creativa del Gruppo Palermo di Buenos Aires, Il filo di Arianna.

LA FELICITA’, UN FATTO PUBBLICO O PRIVATO?

La felicità è una questione privata che a tutti i costi bisogna rendere pubblica. In questo modo si può innescare un meccanismo virtuoso fatto di condivisione e scambio di energia positiva. La felicità bisogna urlarla.

UN QUARTIERE SI RACCONTA

In questo esercizio di narrazione un po’ invidio gli amici di Buenos Aires che sicuramente hanno del materiale folgorante.
Io mi limiterò a cercare di descrivere la mia città, quella dove sono cresciuta e dove ho le mie radici. Vercelli è una piccola cittadina nella Pianura Padana piemontese, oggi ha circa 45.000 abitanti, quindi per gli standard argentini è come un paesino di campagna. Quando ero bambina negli anni settanta è arrivata a raggiungere i 68.000 residenti, grazie al boom industriale. Oggi le attività principali sono legate alla coltivazione del riso, c’è un grande centro di logistica Amazon, qualche corso universitario della Facoltà del Piemonte Orientale; ci sono tante banche e moltissimi abitanti fanno i pendolari e si spostano con il treno a Torino o Milano per lavorare o studiare. Ma rispetto a quello che potrebbe sembrare non ha la sonnolenza e la tristezza della “città dormitorio”. Forse perché ha una storia ormai millenaria, ricca di cultura e arte. Settembre qui in Italia è il periodo più bello per descrivere il mio posto. Sta finendo l’estate, le risaie hanno dei colori straordinari perché è periodo di raccolta, le giornate si accorciano ma le attività consuete riprendono con la loro indolenza, il loro languore. Noi di provincia non riusciamo ad essere frenetici come nelle grandi metropoli. E tutti con l’abbronzatura che sbiadisce raccontiamo di quanto siamo stati bene in vacanza e ci lamentiamo un pochino per quanto sia duro ricominciare il solito tran tran. Ma in fondo credo che un po’ ci piaccia.

LA MIA CASA

Quando penso alla mia casa mi viene sempre in mente una vecchia canzone di Gino Paoli, credo si intitoli C’era una volta una gatta. In questo pezzo il protagonista ricorda di quando era giovane e viveva in una soffitta, era povero, bohemien, con tante speranze e sogni. Adesso è cresciuto, è diventato grande e si è realizzato in tutto quello che la morale comune considera siano gli obiettivi giusti da perseguire: una famiglia, una carriera professionale e ovviamente una casa bellissima (“…ho una casa bellissima, bellissima come vuoi tuuuu…”).
Io oggi vivo in una casa bellissima, che mi rappresenta in tutto e per tutto. E’ una piccola villetta bifamigliare in un paesino vicino a Vercelli. Siccome è stata progettata apposta per me è come si dice un open space: sotto c’è un ampio soggiorno, la cucina e un bagno, e sopra nel soppalco aperto si trova la camera da letto, la scrivania dove sto scrivendo adesso, un altro bagno e la cabina armadio. C’è anche un bel giardinetto con un praticello e il glicine davanti e di lato una zona dove si può prendere il sole, leggere, mangiare. La cosa che mi rappresenta di più sono le librerie stracolme: ogni libro è un amico prezioso che mi ha fatto compagnia o che me la farà, ognuno di loro è un pezzettino di me; molti mi ricordano dei periodi significativi della mia vita. Sento un grande calore a casa mia e un grande benessere. Diffidate delle case senza libri.

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