Il filo 2022 n.2


Alberto Giacometti (1901 – 1966)  intitolata “Uomo che cammina”, creata per la prima volta nel 1947 e poi rivista nel  1960

IMPRESSIONI A PARTIRE DA L’UOMO CHE CAMMINA DI GIACOMETTI

Mi colpisce il triangolo formato dalle due lunghe gambe, il fatto che i due grandi piedi di bronzo siano incollati al suolo di bronzo senza annullare il senso di movimento. Forse è la schiena leggermente piegata in avanti. Grossi piedi e grosse mani. Filiforme con estremità importanti. Il punto più forte è l’espressione decisa del volto che è quasi solo abbozzato, ma quel sopraciglio marcato da significato all’opera. L’uomo cammina deciso, ha una meta, però non parla perché non ha bocca. Mi ricorda Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa.

VERGOGNA!

Due bambine cercano di giocare sulla striminzita spiaggetta di sassi, ma proprio non riescono a divertirsi più di tanto. Gloria ha 8 anni, Emma 6 ed hanno entrambe i capelli molto corti perché a casa si sono prese i pidocchi e adesso tutte le sere in campeggio si devono fare una doccia ghiacciata compresa di shampoo che è quasi dolorosa, ma almeno qui il disagio, la diffidenza e la disapprovazione legata al giudizio degli altri, sono lontani.

A dire il vero queste vacanze in Jugoslavia hanno ben pochi aspetti positivi: le scorpacciate di raznicic e cevapcici nei grill alla sera sono tra questi. Invece l’elenco delle criticità, oltre alla doccia gelata, è molto lungo e sostanzioso. I materassini sopra i quali dormono hanno dei microfori e tutte le mattine si svegliano con la schiena a contatto con la dura terra. Poi, dopo colazione salgono tutti e quattro a bordo il canotto giallo per raggiungere una delle tante isolette deserte dove potere passare gran parte della giornata quasi in perfetta solitudine. Più o meno in perfetta solitudine, perché ogni tanto arrivano delle coppie di turisti, oppure li si vede anche solo passare con le loro piccole imbarcazioni, che le bambine notano con estrema attenzione, rimanendo a lungo a fissare questi corpi che potrebbero essere quelli dei loro genitori o addirittura dei loro nonni dal comportamento inspiegabile: sono tutti, ma proprio tutti, nudi, nudi come i vermi. Le loro carni flaccide, i seni cadenti, per non parlare degli scroti che sballonzolano al sole non hanno niente di esteticamente accattivante, i corpi spogliati non sono ostentati, ma sono esibiti con semplicità, tanto da fare intendere che il loro è il modo corretto di vivere a contatto con la natura, chi si ostina a tenere il costume addosso lo fa solo per uniformarsi ad assurde convenzioni sociali ed è proprio di questo che ci si dovrebbe vergognare. Le due bambine proprio non riescono a capire quale necessità e piacere si possa provare ad andare in giro così, ed anche i genitori non sanno spiegarlo tanto bene, perché loro tengono il costume addosso, anzi la mamma che ogni tanto, e solo quando è sicura che non ci sia nessuno in giro, prende il sole in topless imbarazza moltissimo le due figlie. I nudisti dei campeggi vicini assumono la forma di esseri provenienti da un altro mondo, extraterrestri con i quali non si riesce a comunicare perché parlano lingue diverse, civiltà dalle tradizioni misteriose.

Ma come fare a riconoscere i nudisti quando sono seduti al ristorante per cena?

Una sera Gloria ed Emma assistono ad un episodio che provocherà in loro un profondo turbamento. E’ seduta alla tavola vicino una famiglia composta da un padre e una madre e due figli, un maschio ed una femmina di circa dieci, dodici anni. Sono stranieri ed è impossibile capire se alloggino in un campeggio nudista o meno. Tutte queste considerazioni passano in secondo piano quando il modo di comportarsi dei due adulti diventa davvero strano: il tono di voce è esagerato, sbraitano e biascicano nella loro lingua incomprensibile; quando cercano di alzarsi in piedi barcollano e fanno cadere le sedie, sono ubriachi fradici. I due ragazzi cercano di contenere gli eccessi dei genitori: raccolgono le sedie e li sostengono mentre li accompagnano all’uscita con estrema dignità. Sulla tavola restano le bottiglie vuote di birra, e tutto intorno un gran silenzio. Vergogna.

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