Qualcosa di antico n.7


Questa bella stampa giapponese, appartenente all’ archivio Bridgeman, raffigura una scena tradizionale della cerimonia del tè (Cha no Yu), ispirata ai quattro principi costitutivi di Wa(Armonia), Kei(Rispetto), Sei(Purezza), Jaku (Tranquillità).

Liquefatto: tutto è molto morbido, quasi come se si stesse sciogliendo. Le figure femminili stupitein un’espressione di “oh” da luna piena, i tessuti ben posizionati, ricamati finemente. Gli oggetti piccoli che ornano l’ambiente forse rimandano ad una simbologia antica, lontana e liquida. È come se guardassi dentro ad un acquario, una palla di vetro che mi fa dubitare della realtà.

LA MARCIA RITUALE

Alla sera, verso le venti e cinquantasei, che in Italia sono le diciannove e cinquantasei, accendo la TV sulla 7 e vado su e giù dalla cucina al soggiorno per tre o quattro volte preparando la tavola mentre il minestrone si scalda. Le parole del conduttore del TG mi accompagnano nella mia marcia rituale ed io spesso fischietto. Mi godo la cena con grande piacere. Non so se mi sento più libera e neanche se ho veramente interiorizzato questo come tanti altri piccoli rituali ma so che questi momenti scanditi, puntuali e ripetuti mi appartengono e mi fanno stare bene. Insomma mi piacerebbe tenere tutto in ordine e non perdermi nientee siccome è un’ impresa impossibile, così mi invento rituali e cosette varie, illudendomi che possa essere abbastanza. In “Così è, se vi pare” Pirandello fa ripetere in modo parossistico al Signor Agazzi ogni volta che entra in una stanza: “Seduti, seduti! Dobbiamo stare tutti seduti.” E quindi la mania di tenere tutto sotto controllo che per natura ci appartiene diventa ridicola, inconsistente, liquida come l’immagine della cerimonia del tè.

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