
Gianni Berengo Gardin (1930– 2025), fotografo e fotoreporter italianoautore di un archivio fotografico che a partire dagli anni ’50 documenta l’ evoluzione del paesaggio e della società italiana fin dal dopoguerra. Scrisse di lui lo storico della fotografia Italo Zannier: “Con la sua capacità di visualizzazione, spesso virtuosistica e sempre aggiornata nei confronti dell’evoluzione della cultura fotografica mondiale, Berengo Gardin è, a mio avviso, il fotografo italiano più ragguardevole del dopoguerra… quello che meglio ha saputo mediare proficuamente le varie tendenze, con un acume visivo che non si è lasciato condizionare troppo dal gusto del momento, slittando subito oltre la moda, per cercare garanzie soprattutto nella chiarezza dello sguardo”
Il viaggio nel tempo: per la precisione nel passato. Anche io ho avuto un fiume e strade sterrate. Anche io ho ricordi in bianco e nero ma chissà come mai questa struggente fotografia è come se mi aprisse un varco che mi mette davanti la cinquecento color pavone del papà dove sono stata (scomodamente?) concepita. E poi mi fa sentire odori di fango ed erba, umidi e caldi. La memoria spontanea è soppiantata da quella volontaria e la magia si spezza.
Non chiedermi di essere precisa
Non chiedermi di essere precisa amica mia,
i miei sensi fanno acqua da tutte le parti
gli occhi restano abbagliati dal mare in tempesta sulla Corniche
e distolgono lo sguardo dai cumuli di spazzatura di Sciara Sharif di fianco alla chiesa.
Le mani e i piedi affondano nella sabbia calda della spiaggia del Four Seasons
e temono il contatto con la sporcizia dell’uomo seduto sul marciapiede di Sciara Fuad.
I profumi esotici da mille e una notte incantano i passanti sulla Omar Lotfy
mentre a Raml Station la puzza di pisco e i gas di scarico dei mashrua feriscono come spade.
Kebda all’alessandrina, falafel croccanti, il frutto dolcissimo che qui si chiama eshta sono meraviglie per il palato
e intanto c’è chi rovista nella spazzatura e porta alla bocca ossa di pollo smangiucchiate
Infine le mie orecchie si deliziano per ore con i brani di Hermanos Gutierrez, o il Coro muto della Butterfly quando sono a casa, in pace
mentre fuori le urla, gli strepiti, i clacson a tutte le ore stordiscono come in un caravanserraglio impazzito.
Questa è la terra dell’imprecisione, della confusione, dell’arronzo
è un’altra dimensione spaziotemporale potentissima
che mi ha conquistato.


